La sig.ra D.C. nell’ottobre 2021 iniziava ad avvertire forti dolori al fianco destro. In data 13.10.2021 si recava presso il PS dell’Ospedale, ove veniva trattenuta per circa 36 ore presso il P.S. con diagnosi di dolore pelvico e somministrazione di terapia antidolorifica.
All’esito della permanenza presso il P.S., in data 14.10.2021 veniva trasferita presso il nosocomio di . . . , ove veniva ricoverata sino al successivo 26 ottobre presso il reparto di Medicina d’urgenza, allorquando veniva dimessa in dimissione protetta, con prescrizione di risonanza magnetica che, eseguita il successivo novembre, ha escluso per la paziente una endometriosi.
Presso l’ospedale veniva sottoposta ad ulteriori esami, consulenze e cure, e alla dimissione le veniva prescritta folina e ferro. Successivamente alla dimissione, la sig.ra D. nonostante la somministrazione della cura prescritta, continuava ad avvertire forte dolore, febbre ed i risultati delle analisi eseguite non erano conformi ai parametri, posto che PCR e globuli bianchi erano in rialzo. In data 02.12.2021 (all. 2) si sottoponeva privatamente ad una ecografia all’addome completo presso il Dott. . . ., il quale evidenziava una appendicite cecale ispessita in decorso in parte ricurvo in sede parauterina / paraovarica di destra con edema periappendicolare con DT massimo di circa 12 mm, nonché presenza nell’ovaio di destra di raccolta saccata con aspetto icno-anecogeno corpuscoalto e diffuso ispessimento ed iperecogenicità del grasso preicolico delle dimensioni di 20x28mm, con sollecito videat specialistico chirurgico in ambiente ospedaliero protetto.
Dunque, a causa dell’appendice perforata, vi era infezione in tutto l’addome. Il grave quadro clinico evidenziato dal Dott., con la presenza di appendicite ormai avanzata, mai è stato prospettato dalla ASL durante il ricovero della sig.ra D. Dunque, il Dott., dall’esame eseguito, afferma che già era presente nel precedente esame eseguito presso P.O di . . . la flogosi dell’appendice; pertanto, all’esito del referto del Dott. . . ., l’istante si recava presso il PS di Roma ove veniva sottoposta a TAC all’addome con esito di appendicite retrocecale, formulazione tubolare convoluta (17mm), con mal valutazione della tuba di dx;
Durante il ricovero presso l’ospedale di Roma, in attesa di definire la strategia chirurgica, la sig.ra D. ha iniziato una terapia antibiotica per bonificare la parte, con dimissione in data 08.12.2021 in attesa del completamento della terapia a domicilio. Successivamente, dopo aver terminato la terapia antibiotica il 18.12.2021, in data 27.12.2021 veniva nuovamente ricoverata presso l’ospedale di Roma, accusando ancora dolore pelvico e febbre, presso il reparto di Ginecologia con diagnosi di “complesso tubo-ovarico e malattia infiammatoria pelvica” resistente alla terapia antibiotica. Dopo essere stata sottoposta a diversi esami clinici, stante l’indice di flogosi in aumento, in data 31.12.2021 veniva sottoposta ad intervento di laparoscopia esplorativa, dal cui referto: “asportazione di nodulo retrocervicale, di nodulo pre-rettale e di nodulo del legamento utero-sacrale di dx, biopsia del peritoneo della fossetta ovarica dx, salpingocromoscopia bilaterale, salpinectomia dx, appendicetomia, disinfezione della cute, dei genitali esterni e della vagina, tuba di dx congesta con salpingectomia di dx”.
L’esame istologico riferiva di una tuba dx della lunghezza di 7 cm con sede di flogosi ascessualizzata, focolai di endometriosi, appendice sede di flogosi cronica, tessuti da biopsia del peritoneo sede di focolai endometriosici. Il decorso post-operatorio si è svolto in maniera regolare, con dimissione in data 03.01.2022, con prescrizione di terapia antitrombotica, antidolorifica e protettore gastrico.
Il caso oggetto di causa riferisce una patologia tubarica con malattia infiammatoria pelvica, tipica dell’apparto genitale femminile, che invade gli organi riproduttivi e si diffonde in tutto il distretto pelvico ed alla sierosa peritoneale, nonché di endometriosi. Nei casi complessi resistenti alla terapia antibiotica, come nel caso di specie, o nei casi di presenza di raccolta ascessualizzata e di esiti aderenziali asintomatici è opportuno un trattamento chirurgico ove, un eventuale diagnostico e terapeutico, favorisce lo sviluppo di complicanze. Durante il ricovero presso gli ospedali di . . . i sanitari non riescono a diagnosticare la Malattia Infiammatoria Pelvica né la Endometriosi, nonostante una leucocitosi pari a 15,600, elevata PCR (218,14 mg/dl, 268 mg/dl, 38,4 e 64,20) e Ca125 positivo, febbre a 38,4°C, un’area ipoecogena delle dimensioni di cm 24x 70 riferibile a coagulo; una raccolta ipodensa fluida con cercine iperdenso in scavo pelvico (raccolta flogistica) ad esame Tac ed in data 26 ottobre (in fase di dimissione) la comparsa di abbondante quantità di perdite vaginali e formazione ad ecogeneità mista oblunga da riferire in prima ipotesi a tuba edematosa ed ectasica.
Inoltre, la paziente è stata dimessa dal nosocomio di senza terapia antibiotica in atto, pur essendo ancora febbrile e con quadri morfologici pelvici non ben chiari clinicamente. Il sospetto di Malattia Infiammatoria Pelvica c’era in base ai segni e sintomi rilevati sulla paziente e, in assenza di una efficace diagnosi differenziale con altre patologie (appendicite acuta, gravidanza ectopica, endometriosi pelvica, corpo luteo emorragico, enterite regionale e diverticolite ed infezione acuta delle vie urinarie) rendeva necessaria una Laparoscopia addominale, che avrebbe consentito sia la diagnosi clinica di Malattia Infiammatoria Pelvica che di Endometriosi confermate da quella istolgica eseguita su biopsie multiple pelviche di entrambe le lesioni.
I Sanitari della Medicina d’Urgenza se avessero avuto il sospetto di Malattia Infiammatoria Pelvica e di Endometriosi avrebbero dovuto indirizzare la paziente verso centri specialistici per tali patologie, invece con la loro decisione di dimissione protetta, ma senza copertura antibiotica, hanno favorito l’evoluzione della malattia infiammatoria pelvica e sono censurabili professionalmente per negligenza, imperizia ed imprudenza. La strategia attendista praticata sia dall’ospedale di . . ., che dal Policlinico di Roma, unitamente alla sostanziale inefficacia della terapia antibiotica somministrata alla sig.ra D., ha determinato lo sviluppo di una grave MIP evidenziata nella descrizione dell’intervento del 31.12.2021, con conseguente asportazione della tuba di dx.
Dunque, la sig.ra D. ha accusato una grave patologia invalidante, sia a livello fisico che psicologico. Vista la gravità delle conseguenze fisiche subite dall’odierna parte attrice successivamente all’operazione eseguita presso il richiamato nosocomio romano, la stessa incaricava il proprio medico legale per redigere una perizia in grado di accertare il danno subito. Accertato il danno la sig.ra D. Riceveva un lauto risarcimento per il danno patito.