Responsabilità sanitaria per mancato intervento su addome acuto post-colonscopia

Tribunale di Frosinone

 
Il sig. F. A. si è recato presso la ASL di appartenenza, per essere sottoposto d’urgenza ad una colonscopia, a causa della rilevazione di sangue rosso vivo nelle feci, con episodio di sub occlusione intestinale.
 
L’esame veniva eseguito. Il F. ha avvertito sin da subito forti dolori all’addome, ma è stato rassicurato dai medici presenti che lo stato di malessere accusato era legato all’esame eseguito, in quanto a loro dire invasivo. Tornato a casa, il sig. F. ha continuato a sentire dolori persistenti e lancinanti alla pancia, tanto che la figlia E., su consiglio del medico curante, ha somministrato al padre degli antibiotici al fine di lenire i dolori dello stesso, senza, però, alcun esito. Nella stessa tarda serata, vista la criticità della situazione, il sig. F.A. è stato portato d’urgenza e in codice rosso dal 118 presso il P.S. , ove è stato sottoposto agli esami del caso, tra cui una TAC  che ha evidenziato una perforazione del viscere, ma a siffatta diagnosi non è seguita alcuna indicazione di trattamento chirurgico che, in realtà, sarebbe stata necessaria per fronteggiare la complicazione in atto. Il sig. F., quindi, è stato trattenuto e ricoverato nel reparto di chirurgia presso l’Ospedale . . . , con diagnosi di “Addome acuto in sospetta stenosi del retto”.
 
Durante la notte i dolori addominali accusati dal sig. F. non sono mai diminuiti, né ha avuto alcun effetto la cura di antibiotica somministratagli. Nella tarda mattinata del giorno seguente, vista la persistenza del forte dolore e l’inerzia del reparto di ricovero nell’assumere ogni iniziativa, i familiari hanno condotto il F. con mezzo privato presso l’Ospedale Policlinico  di Roma ed ivi ricoverato presso il reparto di Chirurgia, con diagnosi di perforazione intestinale e addome peritonitico.

 

L’ospedale romano ha eseguito immediatamente e d’urgenza una TAC, che ha confermato la diagnosi di cui sopra, tanto da intervenire senza indugio a livello chirurgico con resezione rettale e ileostomia di protezione per neoplasia dal retto perforata. Durante il delicatissimo intervento chirurgico cui è stato sottoposto il compianto F.A., durato oltre 4 ore, i chirurghi di Roma hanno riscontrato la presenza di feci sparse nell’intestino, ciò a causa della perforazione dell’intestino durante l’esecuzione della colonscopia cui era stato sottoposto neanche 48 ore prima, non immediatamente diagnosticata né dagli stessi sanitari che hanno eseguito l’esame, né dai medici dell’Ospedale che lo hanno ricoverato e tenuto sotto osservazione per oltre 12 ore.  
 
Per ben due giorni il sig. F. è stato ricoverato in terapia intensiva, per tornare in reparto. Diverse complicazioni a livello cardiaco e respiratorio sono subentrate. Il sig. F. è stato intubato in respirazione assistita, con accertato stato febbrile; eseguiti periodicamente e quotidianamente esami ed accertamenti strumentali per monitorare il quadro clinico del Sig. F., lo stesso ha subito un drastico peggioramento con coinvolgimento polmonare, instabilità emodinamica, permanenza del quadro settico, contrazione della diuresi, desaturazione arteriosa progressiva.

 

A causa delle gravissime condizioni, il sig. F. è decedutoI  parenti nonché i nipoti hanno adito il Tribunale e per i quali sono stati risarciti del danno per responsabilità medica.
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