La sig.ra. C. T., è rimasta coinvolta in un sinistro stradale, in qualità di trasportata, subendo gravi lesioni; nella specie ha accusato una frattura acetabolare sinistra con lussazione d’anca, fratture costali multiple, frattura radio sinistro, lesione dell’aorta ascendente (e NON addominale come indicato per mero errore materiale nella cartella clinica del Policlinico di Roma e nelle perizie medico legali in atti) tratta con endoprotesi.
Nell’occasione, le lesioni subite all’anca sono state trattate chirurgicamente con PTA e stabilizzazione dell’acetabolo con viti presso la Clinica Ortopedica del Policlinico di Roma.
E’ seguito percorso di riabilitazione presso la clinica riabilitativa. Successivamente al predetto intervento chirurgico, la sig.ra C. ha da subito accusato una sintomatologia dolorosa e disfunzionale ingravescente dell’articolazione coxo-femorale sinistra. Pertanto, la sig.ra è stata nuovamente ricoverata presso il Policlinico di Roma, reparto di ortopedia e traumatologia, con diagnosi di “Esiti artroprotesi anca sinistra – mobilizzazione cotile ed ivi sottoposta ad un ulteriore intervento chirurgico per la revisione artroprotica anca sinistra e sostituzione cotile.
Successivamente al predetto intervento chirurgico, eseguito ad opera del Prof. la sig.ra C. è stata sottoposta ad un lungo ciclo di riabilitazione. Ad ogni buon conto, sin dai primissimi giorni successivi all’operazione, parte attrice ha accusato una grave sofferenza del nervo sciatico con particolare estrinsecazione nel territorio SPE. Eseguita una ENG / EMG, è stato rilasciato il seguente referto “L’esame è suggestivo di danno neurogeno sub-acuto……”.
Pertanto, la sig.ra C. accusava gravi difficoltà nella deambulazione, con impossibilità alla flessione dorsale del piede sinistro;
Inoltre, la sig.ra C. presentava forti difficoltà nei passaggi posturali e costretta ad aiutarsi con bastoni canadesi al fine di riuscire a camminare o tramite l’ausilio di sedia a rotelle.
Dunque, dall’intervento chirurgico cui la Sig.ra C. presso il Policlinico di Roma, non è più riuscita a camminare autonomamente. È seguito un lunghissimo periodo di cure e visite, tanto da indurre la sig.ra C. a vivere un profondo stato di stress, ansia e insonnia, tutte certificate ed attestate dai medici che l’hanno tenuta in cura. Vista la gravità delle conseguenze fisiche subite la sig.ra C. successivamente all’operazione eseguita presso il richiamato nosocomio romano, la stessa ha incaricato lo scrivente studio legale di poterla seguire nelle fasi in cui sorgessero delle responsabilità mediche, in effetti lo staff dello studio legale predisponeva il tutto e veniva fuori che “A seguito e per causa dell’intervento chirurgico subito dalla periziata in data ……. presso il Policlinico di Roma, e consistito nella revisione di artroprotesi d’anca e revisione cotile, a sinistra, si sia determinata lesione (in particolare assono tmesi) del nervo sciatico con grave pregiudizio delle fibre che danno origine al nervo scitico popliteo esterno (SPE) e altrettanto grave compromissione funzionale.
Tale lesione, considerata la contiguità del nervo al campo operatorio può essersi verificata secondo una delle seguenti modalità: compressione/stiramento; uso incongruo di divaricatori; lesione diretta chirurgica. … Si è ragionevolmente orientati a credere che sia intervenuto un meccanismo di compressione/stiramento” .
Pertanto il Dr. . . . ritiene che in seguito all’intervento chirurgico predetto, la sig.ra C. abbia subito “Esiti di grave lesione iatrogena del nervo sciatico nella sua componente nervo sciatico popliteo esterno di sinistra con importante deficit funzionale per la muscolatura della gamba e aggravamento delle capacità funzionali dell’arto inferiore sinistro.
Adito il Tribunale, lo stesso dopo le fasi di istruttoria concludeva con i ns. medici legali e condannava la struttura al risarcimento del danno a favore della sig.ra C.